


L’Atleta di Taranto: il campione che attraversa 2.500 anni di storia
Abbiamo appena vissuto a Taranto giorni straordinari di sport, con i Giochi del Mediterraneo. Ma forse non tutti sanno che il legame tra Taranto e le grandi competizioni sportive è cominciato più di2.500 anni fa.
E il protagonista di questa storia non ha neppure un nome.
Lo conosciamo semplicemente comel’Atleta di Taranto.
Tutto comincia in via Genova
È il9 dicembre 1959. Durante alcuni lavori edilizi in via Genova viene alla luce una tomba monumentale.
All’interno c’è il sarcofago di un uomo morto poco più che trentenne, alto circa 1,70 metri e dalla corporatura possente. La sepoltura risale all’epoca delle guerre persiane, intorno al490-480 a.C.
Ma sono soprattutto gli oggetti collocati intorno a lui a raccontarci chi doveva essere quell’uomo.
Agli angoli del sarcofago vengono infatti ritrovatequattro anfore panatenaiche.
Non erano semplici vasi.
Erano premi destinati ai vincitori delleGrandi Panatenee, le importantissime competizioni che si svolgevano ad Atene in onore della dea Atena. Le anfore contenevano il prezioso olio proveniente dagli ulivi sacri alla dea.
Quell’uomo, dunque, era stato un atleta di grande prestigio.
Un tarantino che gareggiava nel grande mondo greco
Sulle anfore ritrovate nella sua tomba compaiono diverse discipline: la corsa delle quadrighe, il pugilato, il salto in lungo e il lancio del disco.
Gli studi indicano che il nostro atleta eccelleva in diverse specialità e che ilpentathlonebbe probabilmente un ruolo importante nella sua attività sportiva.
Il pentathlon dell’antica Grecia comprendeva cinque prove: corsa, salto in lungo, lancio del disco, lancio del giavellotto e lotta.
Immaginiamolo allora partire dalla Taranto della Magna Grecia per raggiungere Atene e confrontarsi con alcuni dei migliori atleti del mondo greco.
E tornare vincitore.
Un uomo senza nome diventato simbolo di una città
Non sappiamo come si chiamasse.
E forse è proprio questo a rendere la sua storia ancora più affascinante.
Dopo oltre due millenni non conosciamo il suo nome, la sua famiglia o la sua voce. Ma conosciamo ciò che aveva conquistato e l’importanza che la società del tempo gli riconobbe, tanto da riservargli una sepoltura eccezionale.
Oggi la sua tomba e i suoi resti sono conservati alMuseo Archeologico Nazionale di Taranto – MArTA.
E la ricerca continua ancora oggi: nel 2026 nuove analisi sul DNA antico hanno fornito ulteriori informazioni sulle sue origini e sui legami tra Taranto e il mondo greco.
Dall’Atleta di Taranto agli atleti del Mediterraneo
Ed è qui che questa storia antichissima incontra il presente.
Nel2026 Taranto ha accolto nuovamente atleti provenienti da tutto il Mediterraneo.
Sono passati circa 2.500 anni, sono cambiate le discipline, gli stadi, le regole e il mondo intero.
Ma il Mediterraneo è ancora qui.
E Taranto continua a essere luogo di incontro, di competizione e di sport.
Forse è proprio questo il ricordo più bello da conservare dei Giochi: sapere che, molto prima di noi, un altro atleta partiva da queste terre per andare a gareggiare nel grande mondo mediterraneo.
Non conosciamo il suo nome.
Ma dopo 2.500 anni continuiamo a chiamarlo con il nome della sua città:
l’Atleta di Taranto.
